STUART THAYER (27/3/1926 – 24/6/2009)
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Stuart LeRoy Thayer
Thayer in Paris in 1984
Born March 27, 1926
Ann Arbor, Michigan
Died June 24, 2009 (aged 83)
Cause of death Hit and run
Occupation Historian and author
Spouse(s) Boyka Thayer
Stuart LeRoy Thayer (March 27, 1926 - June 24, 2009) was a historian of American circuses.[1]
• 1 Biography
• 2 Publications
• 3 External links
• 4 References
Biography
He was born on March 27, 1926 in Ann Arbor, Michigan to Louise and Lyle O. Thayer (1901-1968). Thayer served in World War II after which he graduated with a degree in literature from the University of Michigan. He operated an insurance agency in Ann Arbor until his late 40s, when he retired to devote the remainder of his life to documenting the history of the American circus. He began writing articles on circus history in Bandwagon, the journal of the Circus Historical Society, in the late 1960s, one a piece on Ringling cages co-authored by Richard Conover, then the leading student of American field shows.[2]
His first major work was Mudshows and Railers, an account of the 1879 circus season based mainly on a close reading of the New York Clipper, the industry's trade paper, and metropolitan dailies. The first of his three groundbreaking books on the history of the American Circus before 1860, Annals of the American Circus, came out in 1976. It was the first extensively researched, comprehensive account of the ante-bellum American circus, obsoleting virtually all previous secondary work on the subject. He later co-authored books with fellow historians Fred Dahlinger and William L. Slout, and continued to publish in Bandwagon. Traveling Showmen, his masterpiece, was published in 1997. The distillation of his thirty years of research, the book analyzed the economic and operational aspects of pre-Civil War circuses. A companion volume on the performance and performers appeared in 2006. At the time of his death, he was finishing a biography of Adam Forepaugh, the late 19th century circus manager.
[2]
Thayer died in Seattle, Washington on June 24, 2009. He was survived by his wife Boyka, son Preston, stepdaughter Kathy Ganjaie and stepson Jon Davis.[2]
Publications
• Annals of the American Circus: 1830-1847 (1976)
• A capsule history of the Washtenaw County farm (1976) with Rhonda Barnat
• Grand Entree: The Birth of the Greatest Show on Earth, 1870-1875 (1997) with William L. Slout
• Traveling showmen: the American circus before the Civil War (1997)
• Badger State showmen: a history of Wisconsin's circus heritage (1998) with Fred Dahlinger
External links
• Stuart Thayer's American Circus Anthology
References
1. ^ "It's only fitting that the governors and the circus parade come together". Milwaukee Journal Sentinel. July 26, 1998. http://nl.newsbank.com/nl-search/we/Archives?p_product=MWSB&p_theme=mwsb&p_action=search&p_maxdocs=200&p_topdoc=1&p_text_direct-0=0EB82BCE6833DCAE&p_field_direct-0=document_id&p_perpage=10&p_sort=YMD_date:D&s_trackval=GooglePM. Retrieved 2010-03-11. "Stuart Thayer, circus historian and author of several books including "Traveling Showmen," ..."
2. ^ a b c "One man’s death". Seattle Post Globe. July 9, 2009. http://seattlepostglobe.org/2009/07/09/beyond-the-blogs-one-mans-death. Retrieved
2010-03-11. "On June 15, Thayer was crossing East Republican Street from south to north at that street’s dead-end corner with 17th Avenue East. It was a little after 2 p.m., a warm, sunny day. Thayer had almost reached the sidewalk on the far side when he was rammed into by an 89-year-old man driving a red Honda Civic, according to eyewitnesses at the scene. Thayer was knocked to the street very hard. The old man in the Civic kept going, apparently oblivious to what he’d done. One of a group of women who had seen the accident ran after him and got him to stop. ..."
Retrieved from "http://en.wikipedia.org/wiki/Stuart_Thayer"
Categories: American historians | 1926 births | 2009 deaths
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dissabte, 1 de maig del 2010
JEAN-PIERRE RICHARD
JEAN-PIERRE RICHARD (1954-18/6/2009)
www.circusfans.it 22/06/2009
E' MORTO
JEAN PIERRE RICHARD
Nella notte tra giovedì e venerdì 18 giugno è improvvisamente scomparso a soli 51 anni Jean Pierre Richard, figlio di Jean Richard (creatore e proprietario del francese "Cirque Jean Richard" ed attore nei famosi serial del 'Comissario Maigret'). Nonostante la chiusura del complesso paterno negli anni Ottanta, Jean Pierre era rimasto molto attaccato all'ambiente circense e non mancava mai l'appuntamento con il Festival di Monte Carlo ed altre importanti rassegne internazionali.
S.B.
www.circusfans.it 22/06/2009
E' MORTO
JEAN PIERRE RICHARD
Nella notte tra giovedì e venerdì 18 giugno è improvvisamente scomparso a soli 51 anni Jean Pierre Richard, figlio di Jean Richard (creatore e proprietario del francese "Cirque Jean Richard" ed attore nei famosi serial del 'Comissario Maigret'). Nonostante la chiusura del complesso paterno negli anni Ottanta, Jean Pierre era rimasto molto attaccato all'ambiente circense e non mancava mai l'appuntamento con il Festival di Monte Carlo ed altre importanti rassegne internazionali.
S.B.
GIANCARLO PETRINI
GIANCARLO PETRINI (1928-4/6/2009)
www.circusfans.it
E’ morto Pretini, esperto mondiale di circo
Friuli Si è spento a 81 anni nella sua villa di Tricesimo. I funerali saranno celebrati sabato a Cassacco. Autore di un’enciclopedia in 18 volumi e di numerose opere sullo spettacolo popolare
Uno dei massimi esperti a livello mondiale di circo, teatro, luna park e marionette, Giancarlo Pretini, è mancato ieri pomeriggio, all’improvviso nella sua villa di Tricesimo. Aveva 81 anni l’uomo che ha saputo arricchire la cultura friulana con la famosa Enciclopedia della spettacolo popolare: 18 volumi, ottomila pagine e seimila rare illustrazioni.
I funerali saranno celebrati sabato alle 15 nella chiesa parrocchiale di Cassacco. Pretini lascia l’amata moglie Anna Maria Foschiatti (insieme l’anno scorso avevano festeggiato il cinquantesimo anniversario di matrimonio), i figli Luigina e Giulio, i nipotini Antonio, Francesco e Mario e tante persone care.
Nato nel 1928 a Legnago, in provincia di Verona, Pretini si trasferì con la famiglia in Friuli quando aveva 10 anni. Si diplomò in elettronica al Malignani nel 1948 e poi girò il mondo come tecnico di impianti di riscaldamento, prima come dipendente e poi come titolare della Pretini & C. di Morena. Da una città all’altra, dall’Europa al Nord Africa, riuscì vedere e seguire spettacoli di ogni genere, nelle piazze come nei teatri. E raccogliere foto, manifesti, programmi, rintracciare libri. Oltre 25 anni anni fa, trasformata la sua ditta di termosifoni nella casa editrice Trapezio, cominciò a mettere nero su bianco e a sfornare, di getto, i volumi della sua Enciclopedia (tutti scritti a mano e poi fatti ribattere a macchina). Questi, via via, gli argomenti, alcuni sviluppati in più tomi: il circo, i baracconi e le fiere, gli ambulanti, marionette e burattini, i clowns, le feste popolari, il Tesaurus circensis (80 saggi di 21 scrittori nelle lingue originarie), gli spettacoli a cavallo, la rivista e il musical, il teatro di strada, il teatro dialettale, infine la magia.
Il suo sterminato lavoro di ricerca portò anche a risultati curiosi, talvolta straordinari. Tra l’altro, Pretini rintracciò a Udine, nella chiesa di San Giacomo, l’atto di nascita di Antonio Franconi, inventore a Parigi del circo moderno; scovò negli archivi parigini il certificato di morte della Bella Otero, fascinoso personaggio della belle époque; salvò, infine, dalla dispersione le celebri marionette di Vittorio Podrecca, scomparse dopo l’ultimo spettacolo (Vienna 1962) e ritrovate più di dieci anni dopo in un magazzino romano. Nella sua vita l’elettrotecnico-scrittore raccolse 2.100 volumi sullo spettacolo popolare italiano, una biblioteca preziosa per lavorare, unica nel suo genere. E 40 mila fotografie d’epoca, centinaia di manifesti e locandine, oltre a 450 marionette di tutta la regione e 300 copioni di commedie per burattini.
«Era creativo e imprevedibile - racconta la figlia -, alle volte veniva a prendere me e mio fratello a scuola e, con mamma, partivamo per andare a vedere uno spettacolo, magari a Milano, ma anche a Londra o a Vienna». «E ogni Natale passato con lui - ricorda la moglie - è stato un momento magico: portava a casa enormi abeti e li decorava in modo meraviglioso, con luci e oggetti speciali».
(rassegna stampa Messaggero Veneto)
Da "Il Giornale del Friuli"
05/06/2009
www.circusfans.it
E’ morto Pretini, esperto mondiale di circo
Friuli Si è spento a 81 anni nella sua villa di Tricesimo. I funerali saranno celebrati sabato a Cassacco. Autore di un’enciclopedia in 18 volumi e di numerose opere sullo spettacolo popolare
Uno dei massimi esperti a livello mondiale di circo, teatro, luna park e marionette, Giancarlo Pretini, è mancato ieri pomeriggio, all’improvviso nella sua villa di Tricesimo. Aveva 81 anni l’uomo che ha saputo arricchire la cultura friulana con la famosa Enciclopedia della spettacolo popolare: 18 volumi, ottomila pagine e seimila rare illustrazioni.
I funerali saranno celebrati sabato alle 15 nella chiesa parrocchiale di Cassacco. Pretini lascia l’amata moglie Anna Maria Foschiatti (insieme l’anno scorso avevano festeggiato il cinquantesimo anniversario di matrimonio), i figli Luigina e Giulio, i nipotini Antonio, Francesco e Mario e tante persone care.
Nato nel 1928 a Legnago, in provincia di Verona, Pretini si trasferì con la famiglia in Friuli quando aveva 10 anni. Si diplomò in elettronica al Malignani nel 1948 e poi girò il mondo come tecnico di impianti di riscaldamento, prima come dipendente e poi come titolare della Pretini & C. di Morena. Da una città all’altra, dall’Europa al Nord Africa, riuscì vedere e seguire spettacoli di ogni genere, nelle piazze come nei teatri. E raccogliere foto, manifesti, programmi, rintracciare libri. Oltre 25 anni anni fa, trasformata la sua ditta di termosifoni nella casa editrice Trapezio, cominciò a mettere nero su bianco e a sfornare, di getto, i volumi della sua Enciclopedia (tutti scritti a mano e poi fatti ribattere a macchina). Questi, via via, gli argomenti, alcuni sviluppati in più tomi: il circo, i baracconi e le fiere, gli ambulanti, marionette e burattini, i clowns, le feste popolari, il Tesaurus circensis (80 saggi di 21 scrittori nelle lingue originarie), gli spettacoli a cavallo, la rivista e il musical, il teatro di strada, il teatro dialettale, infine la magia.
Il suo sterminato lavoro di ricerca portò anche a risultati curiosi, talvolta straordinari. Tra l’altro, Pretini rintracciò a Udine, nella chiesa di San Giacomo, l’atto di nascita di Antonio Franconi, inventore a Parigi del circo moderno; scovò negli archivi parigini il certificato di morte della Bella Otero, fascinoso personaggio della belle époque; salvò, infine, dalla dispersione le celebri marionette di Vittorio Podrecca, scomparse dopo l’ultimo spettacolo (Vienna 1962) e ritrovate più di dieci anni dopo in un magazzino romano. Nella sua vita l’elettrotecnico-scrittore raccolse 2.100 volumi sullo spettacolo popolare italiano, una biblioteca preziosa per lavorare, unica nel suo genere. E 40 mila fotografie d’epoca, centinaia di manifesti e locandine, oltre a 450 marionette di tutta la regione e 300 copioni di commedie per burattini.
«Era creativo e imprevedibile - racconta la figlia -, alle volte veniva a prendere me e mio fratello a scuola e, con mamma, partivamo per andare a vedere uno spettacolo, magari a Milano, ma anche a Londra o a Vienna». «E ogni Natale passato con lui - ricorda la moglie - è stato un momento magico: portava a casa enormi abeti e li decorava in modo meraviglioso, con luci e oggetti speciali».
(rassegna stampa Messaggero Veneto)
Da "Il Giornale del Friuli"
05/06/2009
ROSARIO RODRIGUEZ NODA
ROSARIO RODRÍGUEZ NODA (1915-1/6/2009)
www.payasoenrico.com
03/06/2009 -
Ha fallecido Doña Rosario RODRIGUEZ NODA “Rosa de la Isla”
Una llamada telefónica del amigo Eduardo CARDENAL GOMEZ me transmite la triste noticia del fallecimiento el pasado día 1 de Junio a la edad de 94 años de la señora Rosario RODRIGUEZ NODA, madre de Arturo, Atilina y Rosa-Mari SEGURA.-
Había nacido en Lanzarote.
Gran artista y una excelente persona apreciada por todos los componentes de la gran familia circense española.
A toda la familia y amigos, mi más sentido pésame.
Descanse en paz.
“Enrico”
www.payasoenrico.com
03/06/2009 -
Ha fallecido Doña Rosario RODRIGUEZ NODA “Rosa de la Isla”
Una llamada telefónica del amigo Eduardo CARDENAL GOMEZ me transmite la triste noticia del fallecimiento el pasado día 1 de Junio a la edad de 94 años de la señora Rosario RODRIGUEZ NODA, madre de Arturo, Atilina y Rosa-Mari SEGURA.-
Había nacido en Lanzarote.
Gran artista y una excelente persona apreciada por todos los componentes de la gran familia circense española.
A toda la familia y amigos, mi más sentido pésame.
Descanse en paz.
“Enrico”
BONI

Fou l'estiu de l'any 2004. Era durant la setmana de circ a La Bisbal de l'Empordà. El dia és 15 de juliol. La hora, les 6 de la tarda. Cal dir que fa un sol espaterrant, que cau de ple sobre els espectadors? L'espectacle In situ el protagonitza Boni durant una hora llarga. La espectadora més menuda és la meva/nostra néta Maria, de 14 mesos, que dreta i immòbil sobre la meva cama, no es perd detall del que veu, captivada per les imatges que se li apareixen i assimila. Boni, monociclista, malabarista, músic i showman amb i sense instruments, es posa el públic a la butxaca des del primer minut, amb qui estableix una complicitació i col•laboració que dóna un magnífic resultat. Tots gaudim enormement i quedem satisfets. I la meva néta començà així una aproximació als espectacles circenses que, anys després, encara li dura, per enorme satisfacció pòstuma del seu besavi.
Ara, uns anys després, Boni ens presenta a l'Almeria Teatre del barri de Gràcia de Barcelona, un nou espectacle, de nom Blackstage, "Darrera l'escenari". Eficaç, directe, viu, sincer, humà, tècnic, el seu espectacle no el fa suposadament damunt d'un escenari davant el públic sinó darrera les cortines en un assaig previ a començar la funció. Circ dins del circ. El seu diàleg amb un autòmata li permet d'explicar-se, d'esplaiar-se. I tant si ho fa! Amb una sinceritat a prova de bomba ens explica els seus sentiments i cansaments (diu que té 47 anys i més que assajar li agrada menjar-se una paella amb els amics), els èxits de públic que ha gaudit i els moments no tant triunfants. I ho domina tot: la tècnica dels malabars amb anelles i maces, els alts monocicles, les minúscoles bicicletes.
Però. sobretot domina la oferta d'un espectacle sincer, honest, proper, alegre, viu. NO deixeu d'anar a l'Almeria Teatre i de seguir aquest gran artista tan nostre.
LOLA MONTES

Els cinemes Verdi de Barcelona reposen la pel·lícula Lola Montes, que em proposo de veure aquest mes de maig. Recordo que el meu pare n'escriví una crònica en el seu llibre "10 anys de circ". També recordo que a la pel·lícula hi intervé Peter Ustinov, magnífic actor britànic, que ens deixà anys enrera i a qui he dedicat una recopil·lació de cites sobre aquesta pel·lícula aparescudes en diversos webs. Tot plegat confereix el meu post d'avui amb la invitació de veure aquesta pel·lícula de Max Ophuls de 1957.
PETER USTINOV (-29/3/2004)
www.burguscircus.com
29/03/04 - Décès de Peter USTINOV : Au bilan de sa filmographie, deux chefs-d'oeuvre, «Spartacus», de Kubrick, qui lui vaudra un autre oscar, et «Lola Montes», sommet du 7e art signé Max Ophuls. En Monsieur Loyal, en exploiteur de la vie de Martine Carol, Peter Ustinov réussit son rôle le plus complexe, celui qui lui garantit la postérité. Tour à tour baroque, sensible, bateleur, émouvant, scandaleux, ignoble: il démontre qu'il n'est pas qu'un individu haut en couleur mais bien un acteur de premier plan.
10 anys de circ, de Jordi Elias, 1964, pàgina 178
«LOLA MONTES»
Americana. Estrenada l'any 1957. .
Circ només, al final de la pel•lícula. Visions breus, fugisseres, amb l’espectacle sempre en segon terme. Escorços de la pista, aparicions d’un instant d'un malabarista, de cavalls, de saltadors a terra. de nans, de trapezis, de pallassos.
Segons el relat, el circ adquireix, en les darreres escenes, un paper rellevant. La vida de la protagonista fou aprofitada, segons es veu com a espectacle circenc. Atretes les masses per la fama escandalosa de l’aventurera amb els episodis augmentats morbosament, l'exhibició d’ ella no deixaria d'atreure, segons endevinà un empresari, els públics més estúpids.
L' espectacle seria completat amb un salt des d'un alt pedestal. El salt, no obstant, és escamotejat en la pel•lícula. La dona, així, sense fer res, és ella mateixa espectacle. La fama de vida llicenciosa la converteix en fenomen humà i, com a tal, és mostrada dintre una gàbia, com un animal exòtic. Els visitants, després del pagament d'un dòlar, podien besar la mà, si els abellia de la persona entre reixes, la qual cosa produïa a tots un bon alleujament.
El circ, per tant, o el seu succedani, la fira, presentada en la seva versió més grollera, inadmissible. L'escena, repugnant, d'una baixesa total. On és l'exemplaritat necessària del cinema?
www.burguscircus.com
21/08/05 - Télévision : Demain à 00h40 dans le cycle du cinéma de minuit France 3 a programmé le chef d'oeuvre de Max Ophuls réalisé en 1955 : LOLA MONTES. Un film à voir ou à revoir.
Scénario : Max Ophuls, Annette Wademant, Jacques Natanson
Avec : Martine Carol (Lola Montès), Peter Ustinov (l’écuyer), Anton Walbrook (Louis 1er de Bavière), Ivan Desny (lieutenant James), Lise Delamare (mrs Criagie), Henri Guisol (Maurice), Paulette Dubost (Joséphine), Will Quadflieg (Franz Liszt), Claude Pinoteau (le chef d’orchestre)
Dans un cirque de La Nouvelle-Orléans, Lola Montes, danseuse et femme galante, adulée en son temps par toute la noblesse et anoblie par le roi de Bavière, est réduite aujourd’hui à mimer sa vie passée dans ce lieu d’attractions, et de répondre aux questions les plus indiscrètes des spectateurs. Pendant le spectacle, pour elle cauchemardesque, Lola revoit son adolescence, son mariage malheureux avec le lieutenant James, ses amours avec Franz Liszt. Un jour, le grand plongeon dans le vide qui est le clou de son spectacle lui sera fatal
Le cirque dans l’univers 3T2005
Mesdames et messieurs, l'attraction que vous attendez, le numéro le plus sensationnel du siècle! Du spectacle, de l'invention, de l'action, de l'histoire.
Ladies and Gentlemen, Meine Damen und Herren ! (s'adressant à un spectateur) Attention avec votre cigare, ça brûle Monsieur!
Avancez Messieurs-dames, un souvenir inoubliable pour un dollar..! "
Peter Ustinov dans Lola Montés de Max Qphüls.
Dialogue de Jacques Natanson,
www.circomelies.com
18 de abril de 2008
Lola Montes
Lola Montes (1955), Max Ophüls
La autobiografía como espectáculo circense
El que la hace la paga. Uno prometió volver sobre las similitudes entre Se acabó el negocio y Lola Montes y aquí está para cumplir lo pactado. La biografía de Lola Montes (1821-1861) –breve y romántica como constatará quien interprete las dos lacónicas cifras comprendidas en el paréntesis- roza la mitología: desde su procedencia, al parecer irlandesa, pero con episodios hindúes, escoceses y, por supuesto, españoles, hasta sus aventuras amorosas con Listz y con las principales cabezas coronadas de Europa. Es lógico que tan agitada vida sentimental estimulara la imaginación de los cineastas. Uno de los episodios apócrifos de la biografía de Lola Montes es su trabajo en el circo de Phineas T. Barnum. Al parecer, antes de trasladarse a Estados Unidos en 1851, la bailarina mantuvo contactos con el representante del empresario circense en Europa que se resolvió con un cruce de insultos en los periódicos. A pesar de ello el colorido episodio forma parte de la biografía que le dedicó Cecil Saint-Laurent y de ahí pasa a la última película que realiza el director vienés Max Ophuls –Lola Montes (1955)- antes de fallecer en 1957.
Martine Carol se suma así a la larga lista de rostros que han encarnado en la pantalla a Lola Montes: desde Leopoldine Konstantin –la primera, en Alemania en 1918-, Yvonne de Carlo, Florinda Bolkan y la española Conchita Montenegro. Que nuestra estrella más internacional y sofisticada se decidiera en 1944 a sustituir a la racial Imperio Argentina en una biografía tendenciosa de José María Pemán merece un mínimo comentario. El afán de hacer patria en colaboración con la Censura sirven para crear una Lola Montes delirante. Sus amoríos con Listz y Luis I de Baviera, serían en realidad, según la película de Antonio Román –Lola Montes (1944)-, el plan urdido por una sociedad secreta -¿la “masonería internacional” que tanto atribulaba a Franco?- para soliviantar a los estudiantes centroeuropeos. No contentos con eso, los guionistas inventan un militar español que es el único amor verdadero de Lola, que culmina con el arrepentimiento por toda su vida pasada, de rodillas ante un Cristo crucificado. La Lola Montes de Antonio Román, una vez sorteados los problemas con la Censura, recibe el plácet oficial confirmado por el Premio de Interés Nacional concedido por el Sindicato Nacional del Espectáculo en 1945. Por el contrario, la película de Ophuls se salda con un sonoro fracaso de taquilla en la Francia de 1955. Los distribuidores se apresuran a retirar la película de la cartelera y a remontarla en orden cronológico.
No es hasta 1968 que la cinta vuelve a estrenarse según su concepción original y obtiene el estatus de clásico indiscutible, summa de la obra ophulsiana. Pero para entonces el color del negativo original (o del internegativo) se ha desvanecido y sólo los ajustes digitales nos han permitido recientemente intuir Lola Montes en toda su riqueza visual. Dejando de lado el dato biográfico, Ophuls y su guionista, Jacques Natanson, construyen una serie de cuadros al tiempo barrocos y expresionistas que son reflejo de la gran representación que constituye la vida de Lola Montes (Martine Carol), entregada a su personaje y devorada por él. Pautando estas estampas, el circo como metáfora de la memoria. El jefe de pista (Peter Ustinov) ordena el espectáculo, como el maestro de ceremonias en el carrusel de La ronda (La ronde, 1950) o el narrador de El placer (Le plaisir, 1952). Promete el número “más sensacional del siglo: el espectáculo, la emoción, la acción, la Historia”… La que se acredita como verdadera historia de Lola Montes es representada por la compañía del Circo Mammoth durante cuatro meses de gira por los Estados Unidos mediante pantomima, acrobacias, sombras chinescas, cuadros vivientes, música y baile. Lola pasa por el alambre de un pequeño decorado a otro que representan sus triunfos en Madrid, Roma y Varsovia. Su secuestro por un príncipe ruso toma la forma de un número de caballistas disfrazados de cosacos. En la Costa Azul Lola protagoniza un sonado escándalo con la mujer de un director de orquesta.
Es entonces cuando llama la atención del maestro de ceremonias que se presenta en su hotel como “un hombre de circo”, sin más aditivos que sus triunfos. Él fue el descubridor de la mujer con tres cabezas. Él llevó a la pista al único elefante del mundo que podía tocar “Sur le pont d’Avignon” al piano. El estuvo actuando durante cuatro semanas en Nueva York con los anarquistas que asesinaron al sultán de Egipto”. Lola rechaza su oferta. Ella no es un fenómeno. Su ascenso social continúa. De trapecio en trapecio asciende hasta una jaula en forma de corona situada en el punto más alto de la cúpula del circo. Desde allí debe ejecutar su número más arriesgado: arrojarse, sin red, hasta una pequeña plataforma acolchada. Lola lleva ejecutando este número todas las noches durante los últimos cuatro meses, pero no está bien. Su salud se ha resentido y este día, como nunca, “peligra la vida de la artista”. Sus amores con Luis I de Baviera (Anton Walbrook) y un estudiante revolucionario (Oskar Werner) culminan con su huida de Munich y este salto al vacío, eludido en la película con un discreto fundido en negro pleno de suspense. El final, en un largo movimiento de cámara de retroceso que nos hacía establecer el paralelismo con Se acabó el negocio, presenta a Lola como fenómeno, en una jaula. Durante la primera parte del espectáculo ha respondido a las preguntas del público sobre su vida. Ahora, los hombres mayores de dieciséis años, pueden pasar por la jaula y besarle la mano. Lo que ha costado a varios monarcas su reino, el público americano lo puede tener por un modestísimo dólar. Los palurdos se aproximan en masa para posar sus labios en la mano de la bestia más asesina del circo: “un monstruo sanguinario con ojos de ángel”.
Sr. Feliú
www.circomelies.com
28 de septiembre de 2008
Sobre Lola
Intrigante, genial y, según parece, mediocre bailarina, Lola Montes fue el escándalo de París, estuvo a punto de provocar el hundimiento de la monarquía bávara y acabó sus días en el Oeste americano, exhibiendo sus marchitos encantos ante la mirada ávida de los pioneros, como telonera del Circo Barnum. Cecil Saint-Laurent le devuelve en esta obra su riqueza llena de matices, su complejidad, el perfil auténtico de un alma femenina desconcertante en su mezcla de perversión e ingenuidad. Sobre este texto realizó Max Ophüls su película.
Lola Montes
Cecil Saint-Laurent
Luis de Caralt Editor S.A., Barcelona 1976
Serie Historia y Biografía
ISBN: 84-217-4186
-
dissabte, 17 d’abril del 2010
Trapezi, pel·licula de circ
Jordi Elias i Campins, el meu pare, escriví l'any 1964 el llibre "10 anys de circ". El títol posa de manifest la dat dels seus inicis com a cronista circense, l'any
1954. En el llibre dedicà un capítol a la crítica de pel·lícules circenses, entre elles "Trapezi", que avui, cosa massa inusual, han passat per televisió, concretament pel canal BTV. Dirigida per Carol Reed, fou rodada l'any 1956 a París, tenint com a protagonistes Burt LÑancaster i Tony Curtis.
«TRAPEZI».
Americana. Estrenada l'any 1957.
Autènticament, una pel•lícula de circ. Pot haver-hi, en alguna de les seves parts, la utilització lícita dels recursos dels estudis. Està rodada, no obstant, gairebé en la seva totalitat, en el mateix Cirque d'Hiver de París, no utilitzats, només, com a aixopluc, el bastiment i la pista sinó la mateixa companyia d'un dels seus programes, elevada a protagonista en col•lectiu. El circ no apareix, així, esporàdicament, com a teló de fons de qualsevol comèdia, sinó continuament, en extensió i en profunditat, complet. L'aprofitament del tema, a més, no es limita a l'espectacularitat de la funció, sinó que arriba, amb no menor benefici, fins a la visió dels assaigs, amb la pista invadida pels artistes més diversos, i àdhuc fins a les minúcies habitualment desconegudes per l'espectador.
Només en començar, com si es tractés de la coberta il•lustrada d’un llibre, apareix un número de trapezis volants, deslligat de l’acció que seguirà. Els trapezistes executen en llur plasticitat definitiva, alguns vols després del viatge, i les mans de l’àgil troben, sempre a punt, les del portor. L’espectacle no és, tanmateix, en tota la seva durada, benigne. El risc és en el circ constant, i la tragèdia resulta sempre possible. La introducció de la pel•lícula, així, no es limita a proporcionar bellesa sinó que aporta també sobresalt. El primer salt no ha resultat complet i l’àgil, no agafat, no acaba el viatge feliçment sinó precipitat a la xarxa des de gran alçària i àdhuc rebotat a terra.
Entrat en la pel•licula, el recinte i la pista aporten els seus elements propis: elefants voluminosos que obstrueixen la porta d'entrada, féres que aprenen exercicis nous, malabaristes que llencen accessoris. Uns acròbates al llit elàstic — autènticament els Arriola — mostren breument llurs habilitats. Entre altres exercicis, no complets, realitzen un mortal amb pirueta.
Un dels protagonistes, Tony Curtis, interpreta el paper d'un circenc amb aptitud múltiple. Com a diversió humorística, salta a terra — rondada, flip-flaps, mortal — i executa cabrioles prodigioses en aprofitar una instal•lació de barres. Després, a la pista, realitzarà un mortal ajudat, o sigui amb un peu posat a les mans entrecreuades d'un base. «Serà un geni», declara el seu mestre, «Té fusta». El circenc, encara aprenent, no aspira a poc. El seu objectiu, allò que ha motivat el viatge des d'Amèrica, és el triple salt mortal del trapezi al portor.
No s'interrompen les aparicions d'artistes i de fragments del treball respectiu: cavalls en llibertat, fins a setze, que evolucionen a parelles; acrobàcies a cavall; una ecuyère, dreta sobre la grupa, que salva l'obstacle d'un cercle encès. Els trapezis volants, amb tot, constituiran una vegada més el principal element utilitzat. L'àgil, en els assaigs i durant la representació, ja
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revela una aptitud fenomenal. Executa — en realitat doblat pels Codreano — el doble mortal i el mortal amb pirueta, amb doble pirueta en efectuar el viatge de retorn. El mortal és, després, doble i mig, a romandre agafat pels turmells. Les mans del portor, amb la possibilitat d'atrapar les del que vola, són, a continuació, suprimides, i l'àgil haurà d'agafar-se, amb major difi-
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cultat, a una barra, subjectada pel que es troba cappervall. El voltejador, tot i això, executa un mortal amb pirueta i després un doble mortal, sempre amb la doble pirueta al retorn i, amb la col•laboració de l'àgil femení, la passada simultània, i contrària, i el retorn alhora a la banquina, agafats els dos àgils en el mateix travesser.
Després de l'augment de l'emoció argumental, s'arriba al final perseguit: el triple mortal. En realitat, la visió de l'exercici roman incompleta i només es veu, amb tota certesa, un doble mortal continuat, afegit a la presa de munyons. L'exercici, només assolit en la història del circ per poquíssimes formacions, té a la pel•lícula diverses superposicions de dificultats: una gran càrrega emotiva entre els executants, produïda per rivalitats perllongades fins al darrer moment; eliminació de la xarxa i instal•lació a la pista d'artistes en moviment, destorbadors; absència de cap mena d'assaig o sigui una impreparacíó total per a la proesa. Una vegada més, així, es sacrifica la versemblança. Els americans són fidels als mitjans que sempre han utilitzat. La qüestió és que allò que presentin faci bonic i que, a més, emocioni. Per engalipar els que miren no vé d'un pam.
Executat el salt, una sola vegada, el portor, Burt Lancaster, abandona, dramàticament, el circ i la professió. La seva fugida, per un carrer amb un final indeterminat, només té un espectador: un nan del circ. Mut i sense mitjans per evitar el desastre, el testimoni, obligat a la pista a un treball grotesc, resulta útil per a insistir una vegada més en el tòpic. El bufó, aquesta vegada en una dimensió física disminuïda, té el cor tendre i les llàgrimes, quan convé, a punt, plenes de pietat.
Durant l'acció, per tal d'acréixer l'interès dramàtic, un comparsa, un cavallista, rebota contra el túnel de les féres. Malgrat la poca violència del cop, el túnel és trencat i per l'obertura s'escabulleix un lleó. L'escena, amb una breu aparició del domador Mick Stevenson o Henry Dantés, no té cap justificació lògica. Totes les porcions d'un túnel posseeixen, universalment, lligams i candaus, i les previsions són suficients no únicament per resistir els cops lleus del passavolant sinó àdhuc les empentes furioses de les féres. El cinema americà, però, engega una vegada més les boles sense engaltar i a qui no agradi que s'hi posi fulles.
Gina Lollobrígida, encarregada del paper de trapezista, no sabé comprendre el personatge. Preocupada, segons el seu estil i d'acord amb la seva missió cinematogràfica, només per l’exhibició de la figura resulta culpable d'atemptar contra el principi antiexhibicionista del circ i contra la seva base antieròtica. L'habillament, amb grans escots, apretat i breu, no és el característic de les circenques. Cap professional del circ, altrament, no assajaria amb sabates de taló, les cames a l'aire i malicioses mitges de malla altes fins a la cintura.
S'ha obsequiat a Gina, a més, sense cap justificació, amb una fama d'actriu, quan ella, en realitat, enlloc d'actriu, és només una dona amb l'expressió agradable, exhibidora pròdiga del seu escot i que, en lloc d'interpretar papers diferents, roman sempre fidel a si mateixa, és a dir, a un únic persónatge. En «Trapezi», particularment, dóna un rendiment pobre, insegur. En les escenes que tenen com a fons la pista i el llit elàstic, Gina no sap situar-se i actuar amb naturalitat. El seu treball resulta afectat, artificiós, sense cap aplom. No sap ni resoldre el petit problema de les salutacions. Ella, com a intèrpret, està sempre vessada cap endins. Quan ha d'obrir-se, quan ha de saludar, per exemple, com una noia del circ, no sap com posar-s'hi, i els resultats del joc interpretatiu són, com sempre, pobríssims.
La causa darrera d'aquesta pobresa és la seva manca d'humilitat, humilitat típica entre les del circ. La bellesa de la forma humana, ignorada
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per les circenques, arriba àdhuc a destorbar — tal és el cas de Gina - a les de l’art cinematogràfic. L’actriu, exhibicionista, es sap contemplada i quan no pot actuar segons el seu estil preferit - en la primera meitat de “Trapezi» per exemple - la seva desorientació és completa, mancada com es troba de la ingenuïtat col•lectiva de les noies del circ.
Cal posar-se, per tant, en guàrdia contra atreviments que no són comuns. El circ disposa del cos humà - anomenat temple de l’ànima - com a vehicle per a un treball, com a simple mitjà per a una finalitat dinàmica. Per les del circ, el cos és l’esclau i l'enemic, al qual, sovint, lluny d'estimar-lo, se'l tem per l'amenaça d'una traició.
Burt Lancaster sí: tingué el paper que li esqueia. En altres pel•lícules ja havia demostrat les seves dots acrobàtiques, superiors àdhuc a les del llegendari Douglas Fairbanks. Acròbata veritable, antic circenc, Lancaster es trobà en "Trapezi" com el peix a l’aigua. Ell, a més, és un bon actor, sempre diferent i sempre un home - lleig - que fa de bon mirar. El contrast amb Gina, mala actriu i presumida, resultà evident.
En el doblatge figuraren alguns circencs coneguts: Fermhin Bouglione, domador, aquesta vegada de lleons, gros i tranquil, sempre vestit de carrer i àdhuc amb barret ciutadà; Marquis, ensinistrador de cavalls en llibertat; Nino Frediani. malabarista, fill de Zizine; la seva germana Georgette doble de Gina en els exercicis a la corda; Maryse Begary, trapezista en exercicis de força, també doble de Gina.
1954. En el llibre dedicà un capítol a la crítica de pel·lícules circenses, entre elles "Trapezi", que avui, cosa massa inusual, han passat per televisió, concretament pel canal BTV. Dirigida per Carol Reed, fou rodada l'any 1956 a París, tenint com a protagonistes Burt LÑancaster i Tony Curtis.
«TRAPEZI».
Americana. Estrenada l'any 1957.
Autènticament, una pel•lícula de circ. Pot haver-hi, en alguna de les seves parts, la utilització lícita dels recursos dels estudis. Està rodada, no obstant, gairebé en la seva totalitat, en el mateix Cirque d'Hiver de París, no utilitzats, només, com a aixopluc, el bastiment i la pista sinó la mateixa companyia d'un dels seus programes, elevada a protagonista en col•lectiu. El circ no apareix, així, esporàdicament, com a teló de fons de qualsevol comèdia, sinó continuament, en extensió i en profunditat, complet. L'aprofitament del tema, a més, no es limita a l'espectacularitat de la funció, sinó que arriba, amb no menor benefici, fins a la visió dels assaigs, amb la pista invadida pels artistes més diversos, i àdhuc fins a les minúcies habitualment desconegudes per l'espectador.
Només en començar, com si es tractés de la coberta il•lustrada d’un llibre, apareix un número de trapezis volants, deslligat de l’acció que seguirà. Els trapezistes executen en llur plasticitat definitiva, alguns vols després del viatge, i les mans de l’àgil troben, sempre a punt, les del portor. L’espectacle no és, tanmateix, en tota la seva durada, benigne. El risc és en el circ constant, i la tragèdia resulta sempre possible. La introducció de la pel•lícula, així, no es limita a proporcionar bellesa sinó que aporta també sobresalt. El primer salt no ha resultat complet i l’àgil, no agafat, no acaba el viatge feliçment sinó precipitat a la xarxa des de gran alçària i àdhuc rebotat a terra.
Entrat en la pel•licula, el recinte i la pista aporten els seus elements propis: elefants voluminosos que obstrueixen la porta d'entrada, féres que aprenen exercicis nous, malabaristes que llencen accessoris. Uns acròbates al llit elàstic — autènticament els Arriola — mostren breument llurs habilitats. Entre altres exercicis, no complets, realitzen un mortal amb pirueta.
Un dels protagonistes, Tony Curtis, interpreta el paper d'un circenc amb aptitud múltiple. Com a diversió humorística, salta a terra — rondada, flip-flaps, mortal — i executa cabrioles prodigioses en aprofitar una instal•lació de barres. Després, a la pista, realitzarà un mortal ajudat, o sigui amb un peu posat a les mans entrecreuades d'un base. «Serà un geni», declara el seu mestre, «Té fusta». El circenc, encara aprenent, no aspira a poc. El seu objectiu, allò que ha motivat el viatge des d'Amèrica, és el triple salt mortal del trapezi al portor.
No s'interrompen les aparicions d'artistes i de fragments del treball respectiu: cavalls en llibertat, fins a setze, que evolucionen a parelles; acrobàcies a cavall; una ecuyère, dreta sobre la grupa, que salva l'obstacle d'un cercle encès. Els trapezis volants, amb tot, constituiran una vegada més el principal element utilitzat. L'àgil, en els assaigs i durant la representació, ja
—175—
revela una aptitud fenomenal. Executa — en realitat doblat pels Codreano — el doble mortal i el mortal amb pirueta, amb doble pirueta en efectuar el viatge de retorn. El mortal és, després, doble i mig, a romandre agafat pels turmells. Les mans del portor, amb la possibilitat d'atrapar les del que vola, són, a continuació, suprimides, i l'àgil haurà d'agafar-se, amb major difi-
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cultat, a una barra, subjectada pel que es troba cappervall. El voltejador, tot i això, executa un mortal amb pirueta i després un doble mortal, sempre amb la doble pirueta al retorn i, amb la col•laboració de l'àgil femení, la passada simultània, i contrària, i el retorn alhora a la banquina, agafats els dos àgils en el mateix travesser.
Després de l'augment de l'emoció argumental, s'arriba al final perseguit: el triple mortal. En realitat, la visió de l'exercici roman incompleta i només es veu, amb tota certesa, un doble mortal continuat, afegit a la presa de munyons. L'exercici, només assolit en la història del circ per poquíssimes formacions, té a la pel•lícula diverses superposicions de dificultats: una gran càrrega emotiva entre els executants, produïda per rivalitats perllongades fins al darrer moment; eliminació de la xarxa i instal•lació a la pista d'artistes en moviment, destorbadors; absència de cap mena d'assaig o sigui una impreparacíó total per a la proesa. Una vegada més, així, es sacrifica la versemblança. Els americans són fidels als mitjans que sempre han utilitzat. La qüestió és que allò que presentin faci bonic i que, a més, emocioni. Per engalipar els que miren no vé d'un pam.
Executat el salt, una sola vegada, el portor, Burt Lancaster, abandona, dramàticament, el circ i la professió. La seva fugida, per un carrer amb un final indeterminat, només té un espectador: un nan del circ. Mut i sense mitjans per evitar el desastre, el testimoni, obligat a la pista a un treball grotesc, resulta útil per a insistir una vegada més en el tòpic. El bufó, aquesta vegada en una dimensió física disminuïda, té el cor tendre i les llàgrimes, quan convé, a punt, plenes de pietat.
Durant l'acció, per tal d'acréixer l'interès dramàtic, un comparsa, un cavallista, rebota contra el túnel de les féres. Malgrat la poca violència del cop, el túnel és trencat i per l'obertura s'escabulleix un lleó. L'escena, amb una breu aparició del domador Mick Stevenson o Henry Dantés, no té cap justificació lògica. Totes les porcions d'un túnel posseeixen, universalment, lligams i candaus, i les previsions són suficients no únicament per resistir els cops lleus del passavolant sinó àdhuc les empentes furioses de les féres. El cinema americà, però, engega una vegada més les boles sense engaltar i a qui no agradi que s'hi posi fulles.
Gina Lollobrígida, encarregada del paper de trapezista, no sabé comprendre el personatge. Preocupada, segons el seu estil i d'acord amb la seva missió cinematogràfica, només per l’exhibició de la figura resulta culpable d'atemptar contra el principi antiexhibicionista del circ i contra la seva base antieròtica. L'habillament, amb grans escots, apretat i breu, no és el característic de les circenques. Cap professional del circ, altrament, no assajaria amb sabates de taló, les cames a l'aire i malicioses mitges de malla altes fins a la cintura.
S'ha obsequiat a Gina, a més, sense cap justificació, amb una fama d'actriu, quan ella, en realitat, enlloc d'actriu, és només una dona amb l'expressió agradable, exhibidora pròdiga del seu escot i que, en lloc d'interpretar papers diferents, roman sempre fidel a si mateixa, és a dir, a un únic persónatge. En «Trapezi», particularment, dóna un rendiment pobre, insegur. En les escenes que tenen com a fons la pista i el llit elàstic, Gina no sap situar-se i actuar amb naturalitat. El seu treball resulta afectat, artificiós, sense cap aplom. No sap ni resoldre el petit problema de les salutacions. Ella, com a intèrpret, està sempre vessada cap endins. Quan ha d'obrir-se, quan ha de saludar, per exemple, com una noia del circ, no sap com posar-s'hi, i els resultats del joc interpretatiu són, com sempre, pobríssims.
La causa darrera d'aquesta pobresa és la seva manca d'humilitat, humilitat típica entre les del circ. La bellesa de la forma humana, ignorada
---177—
per les circenques, arriba àdhuc a destorbar — tal és el cas de Gina - a les de l’art cinematogràfic. L’actriu, exhibicionista, es sap contemplada i quan no pot actuar segons el seu estil preferit - en la primera meitat de “Trapezi» per exemple - la seva desorientació és completa, mancada com es troba de la ingenuïtat col•lectiva de les noies del circ.
Cal posar-se, per tant, en guàrdia contra atreviments que no són comuns. El circ disposa del cos humà - anomenat temple de l’ànima - com a vehicle per a un treball, com a simple mitjà per a una finalitat dinàmica. Per les del circ, el cos és l’esclau i l'enemic, al qual, sovint, lluny d'estimar-lo, se'l tem per l'amenaça d'una traició.
Burt Lancaster sí: tingué el paper que li esqueia. En altres pel•lícules ja havia demostrat les seves dots acrobàtiques, superiors àdhuc a les del llegendari Douglas Fairbanks. Acròbata veritable, antic circenc, Lancaster es trobà en "Trapezi" com el peix a l’aigua. Ell, a més, és un bon actor, sempre diferent i sempre un home - lleig - que fa de bon mirar. El contrast amb Gina, mala actriu i presumida, resultà evident.
En el doblatge figuraren alguns circencs coneguts: Fermhin Bouglione, domador, aquesta vegada de lleons, gros i tranquil, sempre vestit de carrer i àdhuc amb barret ciutadà; Marquis, ensinistrador de cavalls en llibertat; Nino Frediani. malabarista, fill de Zizine; la seva germana Georgette doble de Gina en els exercicis a la corda; Maryse Begary, trapezista en exercicis de força, també doble de Gina.
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